Il diritto di contare - Confluenze

Il diritto di contare

di Christian Elia, fotografie di Camilla de Maffei. Nei vicoli della città vecchia di Girocastro val la pena perdersi, per incrociare volti e storie, suoni e profumi.

La tradizione artigianale della città affonda le sue radici nella note dei tempi e, tra la pialla di un falegname e lo scalpello di chi lavora la pietra, scoverete una palazzina antica, come una vecchia signora, la pietra bianca ad adornarle la facciata e gli interni. Se entrate, sarete travolti da chiacchiere e risate; un gruppo di donne irresistibili, guidate da Lubjana.

“Benvenuti a GjiroArt!”, esclama Lubjana, un viso rotondo e sorridente, circondata da Hena, Leonora, Muka e tante altre. Sigarette, risate, attrezzi. Sembra di stare nelle quinte di uno di quei vecchi teatri, dove si creava – a mano – un mondo intero, tra sartoria e oggettistica.

Un punto di riferimento della tradizione artigianale della città, che si chiama e si è chiamata Argirocasto, Girocastro e Gijrokastra, a seconda dei dominatori di turno, ma di base è sempre rimasta ‘la città di pietra’, raccontata dallo scrittore Ismail Kadarè, quella dei mille scalini, dei mille artigiani e dei mille tetti che le valsero anche il nome di ‘fortezza d’argento’.

Quello che ha fatto Lubjana, dopo gli studi di economia e marketing, è stato creare un polo che riunisse sotto lo stesso tetto e attorno agli stessi tavolacci in legno una pattuglia irresistibile di donne di tutte le età, che tramandano tra di loro allo stesso tempo millenarie tecniche di ricamo e l’ultimo pettegolezzo sui mariti.

“Tutte noi lavoriamo e produciamo dei prodotti che sono di qualità, con le tecniche più antiche, ma con una mentalità imprenditoriale moderna. E al femminile. Qui si incontrano tradizioni di ogni famiglia della città, presenti da sempre, solo che per decenni appartenevano per lo più a una sfera privata, poi dello stato durante il comunismo. Ed ecco che le potenzialità di queste donne, oggi, possono farsi impresa, per dargli lo spazio che meritano nell’economia della casa e della società.”

Lubjana non ci pensa minimamente a una sorta di circolo per ritrovarsi, chiacchierare e passare il tempo. “Noi facciamo questo lavoro per passione, certo, ma anche per avere un ricavo di cui vivere, aiutando il bilancio familiare, costruendo un nostro spazio di espressione e di lavoro”.

Entrare nel consorzio sostenuto da Cesvi Albania è stato un passo in questo senso. Attorno a GijroArt ruota un’orbita di altri artigiani, anche uomini, che trovano in questo splendido spazio espositivo (a piano terra) un luogo dove farsi conoscere e fare rete. Le artigiane del gruppo (che occupano il laboratorio al piano superiore) sono in relazione con gli altri. Alcune di loro hanno anche botteghe in centro storico, ma di base è l’idea della rete e dei legami personali a tenerle assieme, non lavorando a casa, ma trovandosi in uno spazio della creatività e delle chiacchiere.

Borse, abiti e mille altre cose, tra cui spiccano vestiti della tradizione albanese. “Si prendono ordinazioni da giovani coppie che si sposano, ma queste sono rare, perché per loro e più facile trovare dei prodotti già pronti in fabbrica. Per fortuna torna l’interesse dei giovani che vogliono riscoprire la tradizione. Sono pochi e noi – per ora – lavoriamo e produciamo solo su ordinazione”, racconta Eli, un’altra delle artigiane del gruppo. “E’ faticoso, ci possono volere anche sei mesi per farne uno, ma alla fine è una soddisfazione”.

“In città son tante le donne che, da sempre, fanno questi lavori di cucito e sartoria, oltre che ricami e altro. Non siamo meglio di loro, ma metterci assieme ci ha reso più forti, più legate”, racconta Lubjana, “e pronte a portare le nostre creazioni in giro. Questo spazio serve per accogliere chi passa da Girocastra, ma per noi sono importanti anche le fiere, in Albania e all’estero. Da sole, nessuna di noi avrebbe questa forza. Assieme, invece, non ci poniamo ostacoli”.

Eli si definisce «l’ultimo acquisto di Lubjana!», sorridendo e fumando l’ennesima sigaretta. “Prima ho lavorato da casa, come tutte le altre donne. Siamo vicine di casa e lei mi ha parlato di questo attività che era nello stesso tempo era una buona possibilità per uscire di casa e per esporre il tuo lavoro. Se pensi al lavoro e alla fatica che c’è dietro non si diventa certo ricche, non può essere l’unico lavoro, ma così, in gruppo, la passione e la tradizione diventano anche un modo per guadagnare qualcosa, stare con tante amiche e contribuire al bilancio familiare. Ed è sempre meglio che stare a casa a guardare le telenovele!”.

Leonora, per esempio, ha un suo negozio in città vecchia. Specializzata nel realizzare tappeti tradizionali con la tecnica del tezgjah. “Ma spesso preferisco venire qui per la parte di lavoro artigianale, senza farla da sola in bottega, soprattutto nei periodi in cui in giro c’è meno gente. Serve a non sentirsi soli, a parlare, a confrontarsi e a scambiarsi tecniche e segreti”.

Il gruppo è compatto, anche nell’aspettarsi maggior sostegno dalle istituzioni locali. “Son tutti bravi a farsi pubblicità nel mondo con i nostri prodotti, ma sarebbe bello che potessimo diventare una cooperativa, con salario e tutto. Ci arriveremo da sole!”, tuona Lubjana, mentre le altre annuiscono determinate.

Un’altra delle opere d’arte che producono è un pizzo che serve a decorare colletti degli abiti, lenzuola, tende, ed è chiamato cimb, viene fatto solo con ago e filo. “Chi se ne occupa, nel gruppo, ha trovato aiuto per adattarlo per i prodotti più moderni”, spiega Lubjana. “Così ha abbassato i costi di produzione. Per questi orecchini vale lo stesso ragionamento”. Condividere, nella tradizione, per crescere. La signora Buqu, maestra del ricamo, intesse la sua storia a quella dell’occupazione italiana. “Ho imparato dalle nonne che l’avevano imparato dalle signore italiane”, racconta. “Mi dicevano che viene dalla Calabria, dove ci sono anche gli albanesi. Alla fine è tornato a casa”, racconta divertita.

GjiroArt nasce nel 2011 da un primo gruppo di sei donne, oggi molto cresciuto, fino a coinvolgere 47 donne tra Girocastro, Permet, Tepelene, Memaliaj e Saranda. Grazie a finanziamenti il progetto è partito, ma ha ancora voglia di crescere. E tra tomboli e telai, tra caffè e sigarette, le donne di GijroArt fanno una pausa, tra i racconti delle ultime novità del paese e l’idea di aprire una pagina facebook per far conoscere il progetto.

Il presente articolo di Christian Elia e Camilla de Maffei è parte del progetto “TREC – Albania Viaggia a Modo Tuo: Gestione Multi-Attore Integrata del Turismo Rurale e Culturale Nelle Regioni di Argirocastro e Berat”, finanziato da “AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo”. L’ong capofila CESVI (www.cesvi.org) lo implementa in collaborazione con numerosi partner istituzionali e locali. Il progetto mira ad uno sviluppo sostenibile del territorio attraverso interventi di supporto alle piccole imprese agroalimentari, artigianali e turistiche, formazione professionale e marketing territoriale. Nei prossimi mesi anche su Confluenze sarà pubblicato il sito dedicato al progetto.

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